Spettacoli

Spettacoli
per
Bambini

Oltre ogni limite
Spettacolo sullo stalking e il femminicidio

Testo di Renato Soriano
con Pamela Carrone,
Massimo Cobelli, Alessandra Gianotti

Regia di Renato Soriano
Nato con la camicia
(Le lettere del sabato)
Spettacolo teatrale sulla Shoah

Testo di Renato Soriano
con Aldo Stella,
Riccardo Rapella,
Antonio Fesce

Regia di Renato Soriano
Il lungo esodo
Spettacolo sul Giorno del Ricordo (foibe)

Testo di Renato Soriano
con Renato Soriano,
Francesca Ciancio

Regia di Renato Soriano
Accura
Spettacolo teatrale sulla mafia

Testo di Manfredi Pedone e Renato Soriano
con Andrea Bonati,
Massimo Cobelli,
Marcello Poletti

Regia di Renato Soriano
La Croce Adosso
Spettacolo sulla Resistenza

Testo di Renato Soriano
con Riccardo Rapella,
Stella Aldo,

Regia di Renato Soriano
Come un cervo
dalla coda nera

Spettacolo teatrale sull'omofobia

Testo di Renato Soriano
con Pamela Carrone,
Samuele Vianello,
Renato Soriano

Regia di Renato Soriano

Oltre ogni limite

Una giovane donna, oramai in rotta con il suo compagno, incontra un uomo in un locale. Così inizia la storia di Andrea, verso la voglia di riscoprire l’eccitazione di un nuovo amore. Danilo sembra l’uomo giusto per ricominciare una nuova vita, anche se l’amica del cuore della protagonista pare non esserne convinta.
Da quel momento inizia una lotta con l’ex, ai limiti dello stalking. Poi la tentata violenza sessuale. Ma il colpevole sarà il ragazzo abbandonato? O è solo l’inizio del baratro? Un crescendo di emozioni, suggellate dai racconti dei vissuti dei protagonisti, che ne faranno capire meglio la psicologia. E un finale che può avere dell’incredibile. Un incontro casuale che diventa passione. Una storia passata che continua a invadere la quotidianità. Un’aggressione inaspettata. Un’amica che non si sa quanto sia veramente fedele. E poi: la violenza, la paura, la ribellione. E un finale che può cambiare: rimanere classico o prendere la strada più inaspettata. Un lavoro volutamente legato alla cronaca nera, che prende una piega da thriller ma che non perde l’occasione per addentrarsi nei personaggi. Un testo complesso, che è stato fatto approvare da due psicologi professionisti, proprio per evitare di cadere in falsi stereotipi.
Vincitore del Premio Speciale Palcoscenico al Concorso “Teatro Itinerante 2015”: “Una drammaturgia e una regia che hanno saputo trattare, in modo discreto, un tema delicato, riuscendo, con sensibilità e rispetto, a far affiorare le emozioni e gli stati d’animo dei personaggi. A far da sfondo, una scenografia minimale ma di grande effetto.”
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Nato con la camicia

Liberamente ispirato al racconto “Le lettere del sabato” di Irene Dische. La tragedia del nazismo, la guerra e l'olocausto, visti attraverso gli occhi di un bambino. Peter perde la mamma da piccolissimo per un incidente e cresce un po' in Ungheria nella villa del nonno, medico, e un po' con il padre, Laszlo, con il quale si trasferisce a Berlino alla fine degli anni '30. Un padre che si definisce “nato con la camicia”, giocoso e spensierato, che Peter adora. Dopo la “notte dei cristalli”, in cui tutte le vetrine dei negozi ebraici vennero rotte, la vita del bambino, che non è a conoscenza che la madre era ebrea, ha una nuova svolta. Viene rimandato in Ungheria dal nonno, burbero e all'antica, poco incline alle manifestazioni d’affetto. L'unico prezioso contatto con il padre, rimasto a Berlino in qualità di ambasciatore, è la lettera che ogni sabato il postino consegna e alla quale lui risponde puntualmente. Tutto questo fino a che la curiosità del bambino non rivelerà una verità amara e inaspettata. Il nazismo e le sue persecuzioni viste con gli occhi di un bambino, ridimensionate con gli occhi di chi vede Hitler come una persona dall'arrabbiatura facile e che urla spesso, le svastiche con lo sfondo rosso come bei simboli ma difficili da disegnare e gli ebrei come persone cattive visto che tutti ce l'hanno con loro.
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Il lungo esodo

All’indomani del trattato di pace del 10 Febbraio 1947, in cui l’Istria e le Isole Quarnerine venivano annesse alla Jugoslavia, l’esercito di Tito iniziò un processo di epurazione politica che costrinse più di duecentocinquantamila uomini, donne e bambini a fuggire dalle loro case e a cercare fortuna in Italia e oltreoceano.
Dall’Istria alla Dalmazia, queste comunità italiane furono strappate a forza, quasi totalmente cancellate. Fu come se un pezzo d’Italia sprofondasse e non fosse mai esistito.
Una messa in scena dove, accanto alla fredda documentazione storica, si dà voce al racconto vivido degli orrori e delle violenze tratti dalle dirette testimonianze degli esuli. Un viaggio verso il ricordo di un passato da non dimenticare.
La lettura – spettacolo gioca sulle suggestioni, su effetti di luce e di immagine. Le parole sono già le padrone delle emozioni, e su queste sono incentrate le scelte registiche. La volontà di rappresentare in maniera non scontata un periodo storico che spesso viene messo da parte. Una colonna sonora che ne esalta il valore. Il tutto mantenendo il giusto equilibrio, una sobrietà di fondo calibrata in ogni minimo particolare.
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Accura

“La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine“. Di questo era convinto Giovanni Falcone. A cavallo tra grottesco e realtà, tra sogno e incubo, lo spettacolo pone tante domande e mette in crisi lo spettatore attraverso una carrellata di scene che, per quanto bizzarre, appartengono alla realtà e un susseguirsi di nomi, servitori di uno Stato incapace di proteggerli, non sempre conosciuti eppure altrettanto meritevoli di essere ricordati. In questo spettacolo in cui si incrociano fili narrativi diversi, tanti sono presenti: politici, imprenditori, massoni, mafiosi, preti... e tutti sono colpevoli. Uno spaccato per ricordare alcuni simboli della lotta al “secondo stato“: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Don Puglisi, Peppino Impastato e tutti quegli eroi invisibili che hanno dato la vita per difendere i loro paladini e portare avanti un principio e un diritto fondamentali: la libertà e la giustizia.
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La croce adosso

La strage di Cumiana (fatto realmente accaduto), nei pressi di Torino, da parte dei nazisti è l’argomento di un articolo che un giornalista si trova a scrivere. E il modo più semplice per lui è quello di intervistare chi ha vissuto l’avvenimento. Così, Maurizio va a casa di Bernardo (detto Vanni, dal nome del padre, vittima dell’eccidio) e inizia a prendere nota degli avvenimenti e delle emozioni di chi fu costretto a subire la rappresaglia delle SS tedesche. Storia di violenza, di soprusi e di rabbia. E la giustificazione delle vendette che seguirono. Ed è queste vendette che Maurizio non riesce ad accettare e a comprendere. Costringe così Vanni, sotto la minaccia di una pistola, ad ascoltare la storia di un bambino, figlio del podestà di Cumiana. Un ragazzo semplice, che ha vissuto con un genitore giusto, convinto che il fascismo potesse portare cose buone, che non ha mai preso posizioni estreme contro la “sua gente”. E che, nonostante tutto, verrà preso dai partigiani e umiliato, percosso e, alla fine, condannato a morte senza possibilità di subire un processo. L’incrocio di due figli che hanno subito, da parti opposte, la violenza di una guerra che non aveva senso di esistere. Chi è quindi la vittima?

Come un cervo

Da un successo teatrale francese, che ha visto il pieno di pubblico nei maggiori teatri transalpini. La storia di un ragazzo, della ricerca della sua identità e del rapporto con la madre, protagonista apprensiva ed oppressiva che condizionerà inevitabilmente le scelte del giovane uomo. Un percorso verso la scoperta di se stessi: il rapporto con i coetanei in collegio, le esperienze durante le vacanze estive, la consapevolezza di essere considerati diversi, la comicità involontaria del racconto dei primi approcci con altri ragazzi. E la sua famiglia ad accompagnarlo, non sempre in maniera indulgente, con la madre che diventa l’esempio da seguire ed imitare, anche nei modi e nel tono di voce. Un finale inaspettato: ma non tutto è come sembra.
Uffaquantomanca
tratto dal racconto "L'orologio azzurro" di Mario Lodi

Testo di Luca Chieregato
con Riccardo Rapella,
Giannicola Resta,
Marika Pensa

Regia di Michela Costa
La Gabbianella e il Gatto
tratto dal romanzo di L.Sepulveda

con F. Sassaroli
Regia di F. Sassaroli
in collaborazione con Colmena Teatro

Uffaquantomanca

Francesco è un bambino come tanti, impaziente di diventare grande.
E come fare per incominciare ad esserlo se non essere indipendente nel tempo?
Avere il primo oggetto che stacca il bambino dai genitori: un bell’orologio con le lancette. Francesco allora chiede ai genitori il regalo tanto sognato. I suoi genitori però non esaudiscono il suo desiderio e lui, di nascosto, se lo compera con i risparmi.
L'orologio azzurro si rivela magico: fa vivere a Francesco un "suo" tempo, scandito come preferisce il bambino. E lui, con la sua voglia di crescere, fa in modo che le lancette corrano veloci e lo facciano vivere fino al futuro. Un futuro che, però, Francesco non aveva totalmente considerato. E lo porta a decidere di tornare bambino.

Questo testo parla della necessità che i bambini hanno di confrontarsi con i propri desideri, di vederli, anche solo in sogno, realizzati. Francesco, stanco delle imposizioni degli adulti, sempre pronti a dare ordini e a sancire divieti, vuole cresce, diventare grande e l'orologio azzurro gli permette di viaggiare nel futuro, ma Francesco non è mai contento. Solo questa corsa folle verso il domani consente, però, a Francesco, di apprezzare il suo oggi e di scegliere di ritornare bambino.

La Gabbianella e il Gatto

La fiaba migliore per imparare a volare con parole di tenerezza, di gioia e di speranza. Zorba, il gatto nero grande e grosso, si ritrova a promettere solennemente ad una giovane gabbiana morente che si prenderà cura del suo uovo e che insegnerà al piccolo a volare. Zorba si affiderà all'aiuto degli altri buffi gatti del porto per riuscire nell'impresa.
Parole e immagini per avere la sensazione di entrare in un grande libro illustrato.
Una fiaba per non dimenticare che “vola solo chi osa farlo”.
Attraverso le capacità espressive del corpo e della voce vengono presentati sul palco tutti i personaggi di quello che è ormai diventato un classico della letteratura. Lo spettacolo prevede la partecipazione attiva del pubblico di bambini. Le musiche accompagnano lo spettatore attraverso situazioni e ambienti. Un racconto delizioso, rivolto ai più piccoli ma che strizza l’occhio anche ai grandi.
Sepulveda usa un linguaggio semplice per catturare il suo lettore. Gli spettatori non possono che rimanere coinvolti da questa fiaba moderna e per nulla scontata.